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WiMAX la situazione italiana e gli aspetti tecnici.

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WiMAX è una tecnologia che consente l'accesso alla Rete a banda larga ed in modalità senza fili (BWA, Broadband Wireless Access) e che è nata per volontà di un consorzio formato da oltre 420 aziende, riunitesi sotto l'ombrello del WiMAX Forum.

La nascita, almeno allo stato embrionale, di WiMAX si fa risalire al mese di giugno 2001, quando si formò il WiMAX Forum. L'obiettivo del consorzio di aziende è stato quello di ideare una piattaforma tecnologica comune, valida in tutto il mondo, garantendo l'interoperabilità tra i sistemi basati sullo standard IEEE 802.16, noto anche come WirelessMAN.

La commissione 802 LAN/MAN di IEEE (Institute of Electrical and Electronic Engineers), associazione internazionale di esperti e scienziati di tutto il globo, ha da sempre curato lo sviluppo di standard per le reti locali (LAN) e per le reti metropolitane (WAN). Famoso ai più è probabilmente l'802.11 che nelle sue varie "declinazioni" definisce uno standard per le reti Wi-Fi.

Torniamo a WiMAX iniziando dal suo acronimo Worldwide Interoperability for Microwave Access che fissa un concetto fondamentale: abbiamo a che fare con uno standard, valido a livello planetario, del tutto indipendente dal provider usato e dai dispositivi hardware impiegati. E' una tecnologia trasmissiva che è nata per veicolare dati sebbene poi, all'atto pratico, le applicazioni possibili possano essere molteplici.

Nel nostro Paese la sperimentazione di WiMAX è stata svolta nel biennio 2005-2006 sotto l'impulso della Fondazione Ugo Bordoni utilizzando un range di frequenze compreso tra i 3,4 ed i 3,6 GHz, precedentemente vocato ad impieghi di carattere militare.

A fine 2007 il Ministero delle Comunicazioni ha pubblicato il bando di gara per l'assegnazione delle frequenze. La gara si concluse dopo nove giorni di "rialzi" nelle offerte: numerosi operatori si sono aggiudicati le varie licenze messe "in gioco" per una cifra complessiva pari a circa 135 milioni di euro.

Nel bando di assegnazione delle licenze WiMAX furono previsti due blocchi ("A" e "B") con la conseguente suddivisione del territorio italiano in sette "macroregioni" (Lombardia-Bolzano-Trento, Valle d'Aosta-Piemonte-Liguria-Toscana, Friuli Venezia Giulia-Veneto-Emilia Romagna-Marche, Umbria-Lazio-Abruzzo-Molise, Campania-Puglia-Basilicata-Calabria, Sicilia, Sardegna). Con un terzo blocco ("C") fu infine definita l'assegnazione dell'uso in licenza delle frequenze su base regionale .



Come riferimmo il provider umbro Aria si aggiudicò una licenza per l'erogazione del servizio WiMAX sull'intero territorio nazionale mentre Retelit (eVia) e Telecom Italia si "accaparrarono" ciascuna quasi la metà del blocco "B" (Retelit le macroregioni del Nord sino a Toscana e Marche comprese; Telecom le macroregioni del Sud dall'Umbria verso il meriodione, fatta eccezione per la sola Sicilia). Linkem (AFT) si aggiudicò,
invece, molte delle licenze regionali "in palio" (ben 12).

A distanza di più di due anni dall'assegnazione delle licenze, abbiamo voluto contattare i principali fornitori del servizio WiMAX ponendo loro alcune domande sul presente e sul futuro di questa tecnologia di trasmissione senza fili.

Prima di presentarvi le loro risposte, fissiamo alcuni punti tecnici di particolare rilevanza.


WiMAX: aspetti tecnici


Come già illustrato, WiMAX è una tecnologia per l'accesso ad Internet a banda larga e senza fili che può essere impiegata sia per fornire il servizio di connettività all'utente finale, sia per realizzare una "dorsale" di collegamento.

Diversamente rispetto alla tecnologia Wi-Fi, WiMAX nasce per servire – con il suo segnale – aree di diversi chilometri attorno all'antenna installata dal provider.

La principale prerogativa di WiMAX diviene quindi la fornitura della banda larga nelle zone del Paese ove non è ad oggi disponibile alcun tipo di collegamento tradizionale (ADSL, fibra ottica).

La versione "mobile" di WiMAX (standard 802.16e) consente di restare connessi alla rete da veicoli che si muovono fino ad una velocità pari a 120 km/h.

In aree adeguatamente coperte, sarebbe quindi possibile restare connessi alla rete Internet mentre si è in movimento, con indubbi vantaggi per enti pubblici, organizzazioni ed imprese che hanno la necessità di mantenersi in contatto, per lavoro, con i server dell'azienda contenendo al massimo i costi che è spesso necessario affrontare nel caso in cui si abbia bisogno di una connessione "always on" in mobilità.

Il livello fisico è il primo, partendo dal basso, che si trova nella "pila ISO/OSI". Essa rappresenta un modello di riferimento, riconosciuto a livello internazionale, che fotografa le modalità di interconnessione tra sistemi di comunicazione.

Il livello più basso, quello fisico, riguarda le metodologie di trasmissione di un flusso di dati attraverso il mezzo di comunicazione scelto. Nel caso di WiMAX, il livello fisico prevede l'utilizzo di frequenze comprese nelle fasce tra 3,4 e 3,6 GHz oltre che tra 5,75 e 5,85 GHz e sulla banda dei 2 GHz.
La prima banda è quella utilizzata in Italia e riguarda le frequenze concesse in licenza mentre le seconde non sono impiegate nel nostro Paese (frequenze non oggetto di licenze).

All'interno dello spettro trasmissivo sono definibili canali di ampiezza compresa tra 1,25 e 20 MHz. Un singolo canale a 20 MHz può offrire una banda pari a 75 Mbps da ripartire tra i vari utenti collegati.

Dal punto di vista delle applicazioni e dei servizi offerti da WiMAX, gli unici vincoli imposti dalla tecnologia riguardano i primi due livelli della pila ISO/OSI (fisico e collegamento): i successivi livelli, già dal livello di rete (il terzo), sono liberamente implementabili. Si ha quindi a disposizione una tecnologia di comunicazione interamente basata su IP che permette anche un contenimento dei costi.

Come dispositivi di accesso (CPE), i vari provider WiMAX offrono diverse soluzioni: alcune antenne possono essere installate internamente ai locali dell'abitazione o dell'azienda, altri sono "portatili" mentre altri ancora possono essere montati in esterna in modo da ottenere risultati migliori nel caso in cui la base station (BS) dovesse essere distante.